Max Monteforte: la corsa è forza, divertimento, allegria e benessere

19 Agosto 2016 Nessun commento

Matteo SIMONE

 

Massimiliano Monteforte, una vita per lo sport, da atleta, allenatore, tanti progetti, tanti allenamenti. Molto sensibile, lo conosco da un po’ di anni ed è nata una sorta di collaborazione di intenti per il benessere nello sport, per la sensibilizzazione alla lotta al doping. Max è anche un organizzatore di gare e tra l’altro gestisce il settore Top Atleti della Maratona di Roma da ormai oltre un decennio.

Disponibilissimo a rispondere ad un questionario di psicologia e sport per il benessere e la performance (Il punto di vista dei comuni sportivi e dei campioni, quali sono gli aspetti che incidono sul benessere e quali sulla performance).

Racconta le sue impressioni, le sue sensazioni, la sua vita per lo sport.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita o sempre un comune sportivo? “Si in alcuni casi mi sono sentito un campione, non tanto per quello che avevo fatto ma per quello che i miei piccoli risultati mi permettevano di sognare.”

Quando sei ragazzo, hai una passione, allora è il momento di sognare, ci sono delle opportunità, dei treni da prendere al volo, com’è stato quello di entrare a far parte di un Gruppo Sportivo Militare.

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I vari tipi di terreno nella corsa

19 Agosto 2016 Nessun commento

STEFANO SEVERONI

   La corsa è un’azione ciclica, che prevede in successione una fase di appoggio del piede sul terreno e una fase di volo, ed è finalizzata al rapido avanzamento del corpo nello spazio. La durezza del fondo ha un effetto diretto sulla velocità che un atleta può mantenere su una certa distanza. Il tempo d’appoggio dei piedi su una superficie morbida è tre volte superiore rispetto a quello su una superficie dura. Ma se una superficie dura favorisce dei tempi più veloci, rende anche più facile incorrere in un infortunio da stress o da sforzo prolungato. Il fondo da prediligere per le corse di un atleta dipende dall’obiettivo del proprio allenamento.

                                                                        ASFALTO 

La maggior parte delle gare di corsa su strada si svolge sull’asfalto. La sua consistenza facilita il mantenimento del ritmo. Per chi si allena d’abitudine su questo tipo di fondo – non certo morbido –è necessario procurarsi un paio di scarpe da corsa ben ammortizzate e non usurate.

                                                                        CEMENTO
Il cemento è un materiale assai duro e non va bene correrci sopra troppo spesso o troppo a lungo, senza scarpe adeguatamente ammortizzate. L’unico aspetto positiva del correre sui marciapiedi, è che si hanno inferiori probabilità di essere investiti da un’autovettura o motoveicolo.

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Enrico Mandile, gara della vita: la più dura, la 100miglia del Magredi

19 Agosto 2016 Nessun commento

Matteo SIMONE

 

A volte si cerca di cambiare stile di vaita, per esempio si arriva alla consapevolezza che il fumo tutto sommato può nuocere alla salute ed allora può capitare di incontrare la corsa che all’inizio può sembrare faticosa, noiosa ma poi gli allenamenti e le gare diventano come ciliegie l’una tira l’altra, di seguito l’esperienza dell’ultrarunner Enrico Mandile.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Gradualmente, prima come alternativa al fumo, dopo come piacere.”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Non avendo mai praticato la corsa, ho scoperto un mondo nuovo. Le lunghe distanze sono arrivate poco dopo quando ho iniziato gradualmente ad aumentarle.”

La gradualità è fondamentale per innamorarsi di qualcosa come può essere anche un’attività fisica come la corsa.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? Usi farmaci, integratori? “Uso soltanto delle maltodestrine tre giorni prima per far il carico di carboidrati. Non utilizzo nessun integratore, non seguo nessuna alimentazione particolare se non mangiare normalmente moltissima frutta e verdura (ma non sono vegetariano). In gara mangio di tutto (viste anche le lunghissime distanze percorse).”

Nelle lunghe distanze ho sperimentato anch’io che si può mangiare di tutto, anzi più è varia l’alimentazione e meglio è, l’organizmo sa più di noi di cosa ha bisogno e quindi variare tanto, i ritmi sono più lenti ed il sangue può affluire in parte ai mmuscoli, in parte all’intestino.

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Silvia Bortolotti: La maratona, corrine una e ti cambia la vita dico sempre io

14 Agosto 2016 Nessun commento

Matteo SIMONE

http://www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

 

Come ho detto qualche volta, soprattutto in base all’esperienza personale ed approfondendo il mondo degli ultramaratoneti, a volte la corsa chiama ed è dificile rinunciare, quindi ben venga. Succede che la si incontri da soli la corsa, si ha passione, si è motivati, e poi si incontra qualcuno che ti permetta, che ti aiuti a far meglio ed allora la corsa ti può cambiare la vita come è successo a Silvia incontrando il suo coach e la maratona, di seguito ci parla della sua passione.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Si tutte le volte che riesco a superare qualcosa che non credevo di riuscire.”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Mi sono iscritta a una squadra ed ho iniziato a fare gare, ma la svolta vera e propria è avvenuta con l’incontro con il mio attuale coach, con lui ho iniziato davvero a sentirmi un atleta.”

Hai dovuto abbandonare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “No riesco anche con grandi sacrifici a conciliare tutto.”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Direi allenarmi con maggior criterio e costanza.”

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? Usi farmaci, integratori? “L’alimentazione dipende dalla gara, se parliamo di maratona la settimana precedente la gara non bevo alcoolici, mangio proteine e frutta e verdura fino al giovedì, venerdi e sabato carico di carboidrati. Prendo come integratore proteine in polvere e aminoacidi ramificati oltre che la vitamina C tutto l’anno e ovviamente sali minerali.”

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L’Ironman di Nizza, una vittoria che ha dato una svolta alla mia carriera

12 Agosto 2016 Nessun commento

Matteo SIMONE

 

Tante cose in comune con Martina Dogana, la passione per il tiathlon in particolare per le lunghe distanze e nel 2015 tesserati con la stessa squadra la Forhans Team, l’unica differenza importante è che io sono un atleta comune mentre Martina è una winner, vince con tempi eccezionali sia in gare di triathlon che in gare running. Dal 2016 è tesserata con il CY Laser Triathlon Schio mentre io sono ancora in cerca di una squadra forse confermerò con la Forhans Team.

Martina Dogana, Nazionale Azzurra dal 1996 al 1999 con Naz. Juniores dal 2002 nella specialità Long Distance. Nonostante il suo elevato impengo in ambito sportivo martina è riuscita a portare avanti gli studi, laureandosi in Lingue Straniere e Letterature Straniere all’Università di Verona con il massimo dei voti. Martina lavora come istruttrice FITri e FIN seguendo bambini, ragazzi e adulti.

Martina Dogana è una delle migliori triathlete italiane, specializzata nelle lunghe distanze, vincendo non solo sei titoli italiani di triathlon lungo (2005, 2006, 2008, 2009, 2014, 2016), ma anche medaglie individuali e a squadre ai Campionati Europei e Mondiali e gare di livello mondiale.

Nel 2008 vince l’Ironman a Nizza, seconda italiana di sempre nella distanza, e partecipa alla finale mondiale delle Hawaii nella località di Kona-Kailua chiudendo al 15º posto. Vanta il record di tre ore e un minuto nella frazione di maratona, fissato a Nizza nel 2009. Nell’anno 2012 partecipa alla ROMA MARATHON classificandosi prima delle atlete italiane con il tempo di 2 ore 51 minuti.

HALF CHALLENGE BARCELLONA campionato europeo 8 posizione (2013)

CHALLENGE RIMINI campionato europeo 5 posizione (2015)

CHALLENGE VENICE 2016 (FULL DISTANCE) 2 Classificata con il personal best 09:04:42,

Campionessa italiana a squadre 2015 Forhans team (Lovere).

Campionessa italiana di mezza distanza 2016 (Lovere), campionessa italiana a squadre con CY LASER triathlon SCHIO.

Martina gentilissima e disponibilissima ci racconta la sua passione perl’attività sportiva per il benessere e la performance.

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Cezar Nasuescu: Ho corso con una gamba, al traguardo è stato fantastico

12 Agosto 2016 Nessun commento

Matteo SIMONE

Psicologo, Psicoterapeuta

 

Lo sport che rende felici praticandolo con ogni modalità e facendo tanta fatica che si può addomesticare. Lo sport accomuna tante persone, culture e mondi, rompe barriere ed avvicina distanze. Cezar, come me, è un atleta di ironman ed un amante di lunghi viaggi in bici, ci spiega le sue passioni ed emozioni.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Amare lo sport e tante volte fare dei sacrifici.”

Se ami qualcosa sei disposto a fare tanta strada felicemente e tanti sacrifici.

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Allenamenti…a volte non facili.”

Per ottenere qualcosa bisogna faticare in ogni campo, economico, lavorativo, famigliare, bisogna impegnarsi nelle relazioni, nel lavoro, in un’attività economica, per avere dei frutti ed anche nello sport se ti impegni, se lavori duramente ma felicemente otterrai quello che vuoi con convinzione ed impegno.

Quale alimentazione segui prima, durante e dopo una gara? Usi farmaci, integratori? Per quale motivo? “Prima di una gara pesce e verdura…durante la gara tanta acqua…dopo una gara pasta; carne e perché no una birra…non uso mai farmaci.”

Perché intossicarci con i farmaci con tutto quello di buono che ci offre la natura, ma ognuno è libero delle sue scelte, della sua salute, del suo benessere. Importante è comunicare, trasmettere e condividere le buone prassi.

Chi ha contribuito al tuo benessere nello sport o alla tua performance?  “Nessuno…solo la mia volontà di non mollare.”

La fase importante e fondamentale è quella del mantenimento, a volte si è in una fase precontemplativa, non ci si rende conto del proprio malessere o disagio, a volte ci si trova in una fase contemplativa in cui si è consapevoli di un problema ma si temporeggia, si rimanda la risoluzione, importante è la fase dell’azione quando si è consapevoli di una difficoltà e si passa all’azione, si fa qualcosa per star meglio, per risolvere il problema. Ma ancora più importante è la fase del mantenimento dove l’azione non è occasionale ma continuativa, non si molla, si continua con l’intento di sperimentare benessere e star bene con il corpo e con la mente. Queste descritte sono le fasi del cambiamento descritte nel modello transteorico di DiClemente e Prochaska. Non si finisce mai di imparare non solo dalla teoria ma soprattutto dall’esperienza diretta.

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Vitta Simone: ho tagliato traguardi che non avrei pensato di poter raggiungere

12 Agosto 2016 Nessun commento

Matteo SIMONE

 

Sto chiedendo a diversi atleti come vivono lo sport, la passione, la motivazione, come superano infortuni, come decidono i loro obiettivi, i sogni realizzati e da realizzare, chi gli aiuta nello sport, come si alimentano per approfondire lo strano mondo dello sport fatto di gioie, sconfitte, vittorie, amicizie e tanto altro. Di seguito Simone Vitta ci racconta la sua esperienza da atleta.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? ”Campione no, mi sono sentito soddisfatto quando ho tagliato traguardi che non avrei pensato di poter raggiungere.. Ma la parola Campione la associo ad un livello sportivo che decisamente non mi appartiene!”

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Mi sono approcciato all’attività sportiva molto gradualmente, iniziando con lo Spinning (ciclismo indoor a tempo di musica) e proseguendo con l’aggiunta di una corsetta due volte a settimana. Prendendo confidenza con l’istruttore di spinning, che ho scoperto essere un triatleta professionista, abbiamo deciso di integrare con il nuoto il mio allenamento e poi di farmi partecipare a qualche gara di triathlon.”

Hai dovuto abbandonare uno sport a causa di una carriera scolastica o lavorativa? “Prima di partire per arruolarmi in Aeronautica praticavo il Karate a livello agonistico, ma non avendo ottenuto alcun titolo di rilievo nazionale non potevo essere inserito nella squadra azzurra di Vigna di Valle, e così dopo tre anni di intensa attività agonistica, cessai di allenarmi.”

Quali sono i fattori che hanno contribuito al tuo benessere o alla tua performance? “Il gruppo di ragazzi con cui mi alleno è l’unica cosa a cui non potrei rinunciare, sono uno sprone continuo sia durante gli allenamenti che in ogni altro momento della giornata.”

Lo sport diventa un’occasione per stare con gli amici, per condividere una passione, per giocare assieme, per scontrarsi, per fare bene da solo ed in gruppo.

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La gara della vita il campionato italiano pre mondiale kendo

12 Agosto 2016 Nessun commento

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Attraverso lo sport si sperimenta tantissimo e si fanno esperienze straordinari sia in allenamento che in gara ed anche quando arrivano gli infortuni, ci si può rialzare e gradualmente i risultati arrivano, di seguito la testimonianza di un praticante arti marziali.

Ti sei sentito campione nello sport almeno un giorno della tua vita? “Si, a 19 anni quando, successivamente ad un infortunio grave, recuperai e ottenendo i podi giusti nelle gare successive, mi convocarono per il mondiale nello stesso anno.”

Mai abbattersi, se c’è un infortunio, il vero campione è fiducioso e serenamente trova la strada per ricostruire le fondamenta ottimale per raggiungere la performance.

Qual è stato il tuo percorso per diventare un Atleta? “Ho iniziato da piccolo e non ho mai lascitao la disciplina che facevo, alternavo altri sport solo per preparazione fisica generale come ad esempio il nuoto. Quando si sono presentate le prime gare, ho capito che potevo avere la possibilità di essere competitivo se avessi continuato. Grazie ai miei genitori ho potuto fare delle esperienze di allenamento all’estero in Giappone ed in Korea, che per le arti marziali sono il posto migliore.”

Esplorare il mondo dello sport e confrontarsi con altri, soprattutto di altre culture è fondamentale, lo sport avvicina persone, mondi e culture.

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Maratona di Berlino PB 2h14’28″, esperienza fantastica, mi emoziono tuttora

4 Agosto 2016 Nessun commento

Matteo SIMONE

www.psicologiadellosport.net

 

Lo sport rende felici ed avvicina persone, culture e mondi; promuove il benessere fisico e sociale e va inteso non solo come performance volta al raggiungimento di prestazioni eccellenti, ma anche come possibilità di superare i propri limiti, incentivo all’aggregazione sociale, strumento di prevenzione e promozione della salute. Molte persone attraverso l’attività sportiva sono riuscite a superare i propri limiti e a raggiungere importanti traguardi. Interessante la testimonianza di Liberato Pellecchia, un maratoneta che ha indossato la maglia azzurra.

In che modo lo sport ha contribuito al tuo benessere? “Lo sport è uno stile di vita. Crea equilibrio tra mente e corpo.

Come hai scelto il tuo sport? “La corsa mi rende libero.”

Nel tuo sport quali sono le difficoltà ed i rischi, a cosa devi fare attenzione? Quali abilità bisogna allenare? “Il mio sport mi ha insegnato a superare rischi e difficoltà. Bisogna curare ogni minimo dettaglio e lavorare molto sulla mente.”

 

Lo sport forma e trasforma le persone, insegna a superare ostacoli, crisi e difficoltà, non si tratta solo di allenare il muscolo, ma attraverso lo sport si forgia il carattere, si struttura la personalità.

Cosa mangi prima, durante e dopo una gara? “Corro la maratona. Alimentarsi bene e sano è importantissimo. Prima mangio fette biscottate con marmellata e bevo un thé. Durante la gara assumo maltodestrine. Subito dopo lo sforzo mangio una banana prima di un pasto completo ben bilanciato tra carboidrati, proteine e grassi.”

 

Correre la maratona significa diventare manager di se stessi, bisogna avere una grande consapevolezza delle proprie risorse e dei propri limiti, bisogna conoscersi bene, sapere qual è il miglior carburante per i propri muscoli sia alla partenza della gara, sia gli ultimi chilometri e bisogna sperimentare anche in allenamento l’integrazione in gara per capire cosa e come assumere determinati alimenti per continuare lo sforzo prolungato nel tempo e terminare la gara senza incontrare il cosiddetto muro.

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ACHILLES INTERNATIONAL ROMA

3 Agosto 2016 Nessun commento

STEFANO SEVERONI

   ACHILLES INTERNATIONALAchilles International, sorto negli Stati Uniti,è il programma che in tutto il mondo consente di correre e camminare insieme, guida e non vedente/ipovedente. Tutti i gruppi all’interno e all’esterno degli Stati Uniti operano come affiliati dell’organizzazione Achilles Internazional. Ogni gruppo può trovare una varietà di modi per reclutare, diffondere e sostenersi. Tutti i gruppi sono amministrati secondo le stesse linee guida e tutti hanno la medesima missione: consentire alle persone con disabilità di partecipare all’attività atletica tradizionale al fine di promuovere la realizzazione personale, migliorare la stima di sé, diminuire le barriere e così vivere una vita appagante. L’esperienza con atleti non vedenti permette di scoprire cosa significa correre con una disabilità quale la mancanza della vista; ognuno si sperimenta come accompagnatore negli allenamenti e in gara, mettendo da parte qualsiasi forma di competizione estrema e dedicandosi all’altro con generosità.

GLI INCONTRI DELL’ASSOCIAZIONE ROMANA L’open day romano di Achilles International Roma c’è stato sabato 30 aprile 2016 alle 17:30 al Parco degli Acquedotti in Roma. Il promotore Matteo Simone ha sollecitato l’urgente aiuto di persone generose e disposte a dedicare tempo per allenarsi con atleti con problemi visivi. Tali atleti per partecipare a diverse attività agonistiche e amatoriali, necessitano di allenarsi e quindi essere accompagnati in queste attività da “guide sportive” ossia persone disponibili a indicargli il percorso, a porgergli un braccio, a fargli evitare buche e ostacoli. Nella prima uscita di sabato 30 aprile il gruppo si è riunito davanti alla chiesa di san Policarpo. I promotori dell’iniziativa hanno spiegato il programma e assegnato ai presenti il compito di guida. Non è tanto importante la prestazione sportiva, quanto l’essere riusciti a stare insieme correndo o camminando. La cordicella univa atleta e guida, in una simbolica unione per condividere fatica, ma anche gioia lungo lo sterrato del Parco degli Acquedotti, ove diversi romani erano lì per una passeggiata prima del pasto serale. E, assieme ai podisti, il simpatico cane guida fa sperimentare la preziosità dell’animale quali aiuto alle persone con disabilità. La presidente romana del gruppo è Ada Ammirata. Ella con il suo fido cane accanto ha reso noto che i prossimi incontri saranno a cadenza mensile.

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